Insegnare o educare? Questo è il quesito!

Come genitore ed educatore sei chiamato a insegnare molte cose alle giovani persone a te affidate e a educarle al meglio, cosa non facile, lo so.
C’è differenza fra l’insegnare e l’educare?

  • Insegnare:

(dal latino in+segnare) significa imprimere, fissare dentro e, come genitore o educatore, trasmettere le conoscenze, i principi e i modi di vivere che ritieni validi per la sua crescita e realizzazione;

  • Educare:

(dal latino e+ducere) significa condurre fuori, fare emergere e, nel tuo impegno di genitore ed educatore, riconoscere, rispettare e sostenere la sua naturale curiosità di conoscenza intellettuale, fisica, emozionale e sentimentale, indipendentemente dalla tua cultura e inclinazione.

Quindi un’azione forgia e plasma (mette dentro quello che non c’è) e l’altra manifesta e realizza (fa emergere ciò che già c’è).
Paiono opposte e lo sono ma, nell’accompagnare tuo figlio o il tuo allievo verso la propria realizzazione, possono danzare insieme: una non esclude l’altra se l’intento è condito dal rispetto e dall’amore.
Io stessa, con questa rubrica, spero di offrirti (insegnarti) qualcosa che forse ancora non sai e di condurti (educarti) verso il riconoscimento della tua dimensione essenziale affinché, realizzandola, tu possa riconoscere quella dei giovani a te affidati. Posso farlo perché la conosco e l’ho sperimentata molte volte.
Non è possibile trasmettere ciò che non si conosce.
Se ti chiedessi di spiegarmi che profumo ha un fiore o che sapore ha un frutto o che sfumatura ha un colore sapresti farlo?
No, non puoi.
Puoi però, conoscendolo e volendolo condividere con me, farmelo sperimentare mettendomi sotto il naso quel fiore, facendomi assaggiare quel frutto e mostrandomi quel colore. Analogamente non puoi sostenere tuo figlio o il tuo allievo nel vivere la propria dimensione essenziale se non la conosci, se non la sperimenti e se non la manifesti in prima persona.

 


LE DOTI DEL GENITORE ED EDUCATORE

Come ESSERE un buon genitore ed educatore, quale bagaglio è necessario per essere un valido sostegno nell’educare e insegnare?

Consapevolezza, Etica, Rispetto, Empatia, Creatività.

Consapevolezza
  • Consapevolezza di sé innanzitutto che significa essere in contatto con se stessi e, quindi, riconoscere la propria integralità, le proprie emozioni e i propri sentimenti, i propri limiti e aspettative, i propri bisogni e desideri.
    Quando si conosce questo si può uscire dagli automatismi della personalità e creare la possibilità di AGIRE invece di RE-AGIRE di fronte alle situazioni.
    La consapevolezza, infatti, ti mantiene vigile nel presente e ti dà la possibilità di essere autentico e inedito.
Etica
  • L’autenticità sfocia naturalmente nell’Etica che segue sia i valori personali sia quelli universali. Indipendentemente dai valori che hai acquisito dalla tua famiglia, dalla società e dalla tua esperienza, ci sono valori universali che nessuno ti ha insegnato e che si riferiscono alla coscienza e allo spirito.
    Etica quindi significa agire secondo coscienza in una dimensione di rispetto e di amorevolezza che non nega, bensì arricchisce.
Rispetto
  • Il Rispetto è quindi il passo naturale successivo.
    Rispetto per sé ovviamente e, come genitore ed educatore, per il proprio figlio o allievo che, in base all’età e all’evoluzione personale, ha diritto di espressione e diversi gradi, o capacità, di apprendimento.
    Per cui è inutile, e oserei dire non etico, fare paragoni fra lui e te, fra lui e suoi fratelli o sorelle, fra lui e i suoi compagni.
    Ogni individuo è unico e irripetibile e va rispettato secondo la propria natura e il proprio livello di evoluzione.
Empatia
  • Per fare ciò è necessario ampliare una facoltà particolare che è l’Empatia, la capacità di ascoltare e di percepire l’altro nella sua interezza lasciando da parte idee e preconcetti.
    L’ascolto empatico dona quella libertà emotiva che permette una reale condivisione in cui il dialogo o l’azione sono costruttivi e creativi.
Creatività
  • La Creatività è la capacità di vedere e di rispondere, diceva Erich Fromm, ed è vero. Essere creativi non è appannaggio degli artisti e non significa stravaganza.
    Essere creativi significa relazionarsi alle situazioni con fluidità e consapevolezza lasciando da parte i suggerimenti automatici dalla personalità e, contemporaneamente, attingendo alle proprie conoscenze con autentica discriminazione e presenza.
    E non basta: essere creativi significa saper discernere il vero dal falso ed è necessario tanto, tanto impegno e io so, che se hai deciso di ESSERE genitore o educatore, sei disposto a tutto l’impegno necessario.

Spero quindi di non averti scoraggiato; detto così, pare che essere genitore sia arduo come scalare il K2 ma puoi dirmi quale cammino verso la vetta sia liscio e senza ostacoli?
Se tu fossi veramente su una montagna e volessi salire in cima, potresti pendere la funivia o assoldare uno sherpa che ti alleggerisca dal bagaglio. Purtroppo nella vita non esistono funivie e non esistono sherpa, semmai esistono guide, che pari a quelle alpine, possono indicarti la via perché hanno fatto lo stesso cammino prima di te e conoscono il percorso.

Se ti può incoraggiare, posso dirti che anche il mio è stato cosparso di insidie e di tranelli. Molte volte avrei gettato la spugna con piacere ma, se mi chiedessi di tornare quella che ero un tempo, riderei di gusto perché il senso di pienezza e di libertà che sento oggi in me vale tutta la fatica che ho fatto e non è negoziabile.

Quindi, prima di addentrarci nel labirinto dell’evoluzione, ti invito a porti una domanda:
Conosci te stesso? Sai chi sei?


Photo Credit: pixabay.com

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