Per lasciar indietro qualcosa dobbiamo attraversarlo. Spesso dico che la via d’uscita è la stessa dell’entrata, ovvero: se vuoi lasciarti dietro la sofferenza, bisogna entraci.
Claudio Naranjo
Sì, purtroppo non c’è via d’uscita: per superare la sofferenza bisogna entrarci.
Lo so per certo ma c’è molto di più.
Per uscirne veramente c’è bisogno del perdono e voglio spiegartelo attraverso la mia personale testimonianza.
 
Da un po’ di tempo vivo una certa sofferenza condita da un senso di ingiustizia e di falsità, per una diatriba col proprietario della casa che abito.
Per giorni e giorni l’ho accusato sentendomi vittima al 100%. Ho perfino ingaggiato un avvocato, cosa che non avrei mai pensato di fare nella mia vita, col risultato di aggiungere amarezza a quella già scomoda sofferenza.
Avrei potuto aspettare l’esito di quella che ora è una disputa fra avvocati, ma il mal di stomaco è tale che ho dovuto trovare una strada alternativa.
Che fare?
“Io quella sofferenza non la voglio! E’ colpa sua!” ho pensato per lungo tempo.
Ma la sofferenza c’è, c***o!
Quindi?
Quindi devo smazzarmela da sola – gli avvocati facciano il loro giochino ma io da qua voglio spostarmi il più presto possibile.
 
– Ho cominciato col non porre più resistenza al malessere generale
– Poi ho proseguito con una bella catarsi per far uscire tutta la rabbia e l’amarezza.
– Poi ho elencato tutte le SUE responsabilità (e non colpe!)- e per il mio ego è stato come andare in carrozza: molto soddisfatto, lui.
– Poi ho analizzato le MIE responsabilità – e non è stato un viaggio simpatico, te lo assicuro – il mio super-ego era ancor più soddisfatto del suo “allievo”.
 
Stavo attraversando tutto quanto, ma il giudizio era ancora là e la sofferenza presente presentissima!
Ok, non potevo più scappare.
 
Sapevo che a Verona c’era una giornata sul perdono, ho sentito un fremito: PERDONO???? Lui non merita il mio perdono, è lui che lo deve a me!
Oh, mamma, non mi ero spostata di un passo da quel giudizio.
Sentivo molte resistenze a quel perdono ma, nonostante tutto, ho detto sì.
Sono andata a quell’incontro.
In diversi passaggi mi è stato chiesto
– di perdonarlo per la sua arroganza, superficialità ecc.ecc.
– poi di chiedergli perdono per il mio risentimento, giudizio ecc.ecc.
– e infine – rullo di tamburi – di ringraziarlo e di amarlo così com’è.
GULP!
Impegnativo, non c’è che dire!
 
Risultato:
ho potuto vedere col dovuto distacco le frustrazioni dell’ego di entrambi
ho potuto risalire da quel fondo melmoso di sofferenza e rilassarmi
ho potuto contattare una delle qualità dell’Essere che è l’Amore Compassionevole
ho potuto guardare avanti e tirarmi su le maniche
ho potuto smettere di sentirmi vittima e di ritrovare leggerezza e creatività
ho potuto scrivere questa testimonianza senza perdere la faccia perché anch’io, come tutti, attraverso la vita e tutte le sue contraddizioni.
 
Concludendo: ringrazio Naranjo per la sua affermazione che condivido pienamente ma ringrazio ancor di più Elena Bianchi e Loris Pierini per avermi accompagnata in questo viaggio verso l’amore che, come condivido anch’io, ha in sé la capacità del perdono.
Ciò che ho appreso è che fino ad ora il perdono, per me, era arrivato con naturalezza e spontaneità, indipendentemente dal mio volere. Non avevo ancora sperimentato la possibilità di crearlo con forza e determinazione.
 
Morale della favola: non si è mai finito di imparare!
 
Credits:
– l’affermazione di Naranjo è presa dal libro “Amore, Conoscenza e Psicoterapia”
– Elena e Loris conducono il seminario I 7 passi del Perdono in giro per l’Italia.
– La giornata cui ho partecipato è stata al Centro Stella Academy di Verona

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