Scacco matto al Giudice Interiore 


Non vai bene così come sei, devi cambiare, essere più bravo, più produttivo, più, più più.
Non sei abbastanza, non meriti il successo, non sei all’altezza, no,no,no…
Oddio che stress!

La senti questa voce?

Quando si parla di Giudice Interiore, generalmente, ci si riferisce a lui come a una voce interiore che attimo dopo attimo vaglia tutto ciò che facciamo, diciamo o pensiamo e la giudica in base a parametri appresi nel tempo. Parametri dettati da luoghi comuni, società, educazione ecc.
Questa voce è quasi sempre quella di papà e di mamma che, espressa o no, abbiamo sentito fin dall’infanzia.
Un sacco di volte mi sono sentita stupida di fronte a papà, e ho creduto per molto tempo si esserlo veramente.
Ancor oggi devo fare i conti con questa convinzione limitante.
Ho scritto e pubblicato un romanzo, insegno in enti di formazione professionale per counselor e operatori olistici, organizzo laboratori di esplorazione personale, tengo conferenze quando me lo chiedono, ergo non son poi così stupida.
Eppure, una parte di me ci crede ancora e manipola i miei stati d’animo, le mie azioni e perfino le mie percezioni.
Mi ha mai detto papà che sono stupida?
In realtà no!
Eppure, io bambina e poi adolescente, ho tradotto la sua disapprovazione in “SONO STUPIDA!”.

Quindi?

Quindi non è così importante ciò ci è stato detto espressamente: rilevante è ciò che noi stessi abbiamo interiorizzato formulando limitazioni che ci tengono sotto scacco.
Se aderissi continuamente alla quell’idea di essere stupida, non farei nulla e non mi azzarderei mai a scrivere una parola.
Invece sono qui con te per dirti: è ora di mettere, noi, sotto scacco il giudice che ci attanaglia.
Noi siamo più forti di lui ma spesso ce ne dimentichiamo.

Perché?

Perché questa voce interiore, questa “entità” occulta, è parte integrante della nostra personalità.
La psicologia la chiama Superego: che sta sopra all’ego – sopra la personalità. La sovraintende come un capitano d’armata.
Suggerisce cosa è buono o non buono per noi e ci dà o toglie medaglie secondo i nostri successi o fallimenti.
Sì: a volte ci premia, e questo allevia un po’ la nostra tensione, ma in realtà ci paragona sempre a qualcosa o a qualcuno.
Chi vince la medaglia dei 100 metri si confronta con altri quindi è “meglio” di altri. Se corresse da solo non avrebbe nessuna medaglia e non si curerebbe di essere migliore di altri: si godrebbe la soddisfazione di essere veloce come il vento, e basta, non credi?
Ma torniamo al giudice: lui fa sempre paragoni: “non sei abbastanza, non sei all’altezza, non sei degno, non meriti amore…” di chi, di cosa?
Noi SIAMO amore, siamo all’altezza, siamo degni e siamo grandiosi… non solo abbastanza!
Quindi occhio: è ora di farla finita e di vivere alla grande.

Allora non dovremmo più ascoltarlo, azzittirlo e vai con dios?

Dovremmo vivere senza coscienza e non curarci più di niente e di nessuno?
No: non è così.
Vivere con coscienza è un’altra cosa e lo sappiamo bene tutti quanti.
Vivere con coscienza è ascoltare un’altra voce interiore che sgorga dal profondo del nostro essere e che conosce l’etica universale.
Sa cosa è vero e cosa è falso, ben diverso dal giusto e sbagliato o dal buono e cattivo che suggerisce il giudice interiore.
Per l’Essere non esiste buono o cattivo: tutto è esperienza e serve ad evolvere.
Ciò che il giudice suggerisce come sbagliato, per l’Essere è apprendimento.
Non ti sei mai accorta che è più facile dimenticare i successi e ricordare benissimo i fallimenti?
Quanto ci rode fallire!!
Ecco: il giudice ci martella ogni volta che sbagliamo e ci fa sentire dei falliti, mentre l’Essere analizza l’errore e impara per migliorarsi.

Come riconoscere la voce del giudice interiore da quella dell’Essere

Innanzitutto precisiamo: entrambe non sono vere e proprie voci interiori.
Siamo noi che col pensiero e con la bocca le prestiamo voce.
Sono sensazioni fisiche molto precise, emozioni e stati d’animo che non possiamo controllare, proprio per la loro natura automatica e improvvisa.
Ogni tentativo di dominarle, di tenerle sotto controllo, è vano e assurdo.
Comunque, a parte questa divagazione, il corpo – le sue manifestazioni fisiche emozionali e mentali – è come un foglio bianco su cui si scrivono i giudizi, le ammonizioni, i doveri, le paure ecc. ecc.
Più prestiamo attenzione a come stiamo fisicamente, più comprendiamo quale delle due voci sta “parlando”: se c’è tensione è lui, il giudice interiore, se c’è rilassamento siamo noi, il nostro Essere.
Spalle tese, mal di stomaco, difficoltà di digestione, scarsa attenzione, ottundimento mentale, ansia, dubbio, rabbia… l’elenco è lunghissimo: questi sono tutti sintomi della presenza del giudice interiore che, se lasciate a se stessi, si trasformano in malattie vere e proprie.
Rilassamento, morbidezza, chiarezza di intenti, gioia, forza, amorevolezza, coraggio, pace, fiducia… e molto altro, sono espressioni del nostro essere.
Da che parte vuoi stare? E’ inutile chiederlo, vero?
Ok.
E’ ora di agire, di imparare a distinguere l’uno e l’altro stato per vivere finalmente in libertà.

Questo facciamo nel laboratorio di scrittura che sto organizzando nel mio studio a Villafranca in ottobre 2018.
http://www.counselart.it/liberta-di-essere-chi-sono/

Dagli un’occhiata e se ti piace partecipa.
Se abiti distante da Villafranca o da Verona e vuoi organizzarne uno nella tua città o associazione, scrivimi e vediamo cosa si può fare.
Ovviamente se sei lontana non posso venire tutte le settimane: possiamo però organizzare dei laboratori intensivi di una giornata.
Amo tantissimo questo lavoro e lo reputo il primo gradino per la propria evoluzione, quindi mi piacerebbe condividerlo con più persone possibili come contributo mio a un mondo più evoluto e cosciente.
Ciao e buona vita!

 

Photo credits: The Musk by egoanianqueetus

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