Indossiamo maschere e spesso non lo sappiamo. 

Crediamo di essere in un certo modo ma siamo tutt’altro.

Quante volte ci siamo atteggiati forti e risoluti mentre dentro di noi tremavamo dalla paura?
Quante volte di fronte a una situazione avversa abbiamo risposto con una spallata mentre dentro di noi avremmo urlato come ossessi?
Quante volte abbiamo affermato di non avere bisogno di nessuno mentre il desiderio di essere amati era infinito e devastante?
Tante volte, anzi tantissime, e l’elenco non si fermerebbe qui, ma puoi continuare tu: sono sicura che hai esempi validi e molto calzanti derivanti dalla tua esperienza.

Perché accade?

E’ questione di fiducia, di amor proprio, di autenticità?
Tutte e tre le cose e nessuna nello stesso tempo. Mi spiego:
fin da piccolissimi, genitori, nonni, insegnanti ecc.ecc., ci hanno insegnato ad essere e ad agire in un certo modo in base alla società in cui vivevano e ai principi comuni ritenuti validi. Pochissimi hanno rispettato la nostra natura unica, inimitabile e autentica.
Se eri estroso ed eccitabile dovevi essere domato per non dare fastidio, ma se eri solitario e melanconico dovevi partecipare a mille eventi per sciogliere la timidezza.
Se eri curioso della vita ma non delle teorie formulate da altri dovevi applicarti ore e ore nello studio mentre avresti passato il tempo a caccia di farfalle o a giocare a pallone con gli amici, ma se amavi passare il tempo sui libri  e non ti interessavano le attività fisiche ti hanno iscritto a tutti gli sport anche i più odiosi per te.
Tutto in nome dell’amore!
Che dico: amore? Questo non è amore, lo sai già da te, eppure ci hanno amato tantissimo, peccato che in nome di quell’amore abbiano cercato di replicarci come soldatini, e l’effetto lo vediamo ovunque: dentro di noi siamo lupi ma ci comportiamo come pecore, oppure siamo miti e ci comportiamo da leoni. In pratica ci travestiamo come a carnevale ma lo facciamo nella vita di tutti i giorni.
Abbiamo imparato ad essere come gli altri si aspettavano da noi e abbiamo dimenticato chi siamo veramente.

In pratica indossiamo maschere di diverso tipo a seconda della situazione.

Torniamo indietro un po’ e andiamo alla radice del problema.
Come si forma questa “falsa identità”?
Nei primi anni di vita il bambino è in stretto contatto con i genitori che fungono da regolatori; comincia ad apprendere che ci sono cose permesse e apprezzate e altre proibite o rifiutate.
Il suo bisogno primario, oltre al cibo, è l’amore; non riceverlo è per il bambino una sorta di morte accompagnata da sentimenti di bisogno, solitudine e disperazione, per cui, dipendendo da loro, comincerà a essere molto sensibile a tutte le sottili variazioni di quantità e qualità di amore che riceve.
Presto si renderà conto che gli atteggiamenti della mamma e del papà nei suoi confronti (più della mamma per la sua stretta vicinanza) cambiano a seconda del proprio comportamento quindi, velocemente, imparerà come procurarsi attenzione e amore da loro avviando quel processo di auto-manipolazione che stabilirà il formarsi della propria personalità.
Non ricevendo ciò di cui ha bisogno, il meccanismo di sopravvivenza darà un segnale di allerta suggerendo un messaggio del tipo “se vuoi vivere devi fare qualcosa”, così, inconsciamente, comincerà ad eliminare alcune parti di sé in nome di quella sopravvivenza.
I comportamenti, gli impulsi, le idee e le azioni indesiderabili (come negli esempi accennati sopra) saranno quindi inizialmente rifiutati e soppressi e successivamente repressi, diventando non più disponibili alla consapevolezza.
Il bambino, nelle diverse situazioni, avrà infatti sviluppato diverse maschere di camuffamento – atteggiamenti re-attivi – nascondendo i propri bisogni reali e la propria natura autentica.
Il solitario per superare la propria timidezza potrebbe diventare arrogante, l’amante della conoscenza perdere interesse nello studio, lo sportivo diventare un pelandrone-pantofolaio e l’estroso un abulico;
o al contrario: il timido si chiuderà ancor più in se stesso, l’amante della conoscenza diventerà un tuttologo, lo sportivo farà cose estreme e l’estroso sarà un iper-cinetico senza pace.
In ogni caso, quella che era una caratteristica o inclinazione naturale che si sarebbe evoluta spontaneamente e armonicamente, diventa un ostacolo frapposto fra chi siamo e chi pretendiamo di essere.
Ok, il ragionamento fila liscio, ma tutto questo è successo da piccoli.

Ora che siamo adulti perché non riusciamo ad uscire da questa situazione e toglierci quelle maledette maschere?

Perché negli anni, oltre ad aver sviluppato una certa personalità e carattere, abbiamo introiettato i “posso non posso” e i “giusto e sbagliato” dei nostri genitori trasformandoli in una sorta di voce interiore che ci accompagna costantemente giudicando il nostro operato. In questo modo mamma è papà saranno sempre con noi e non ci lasceranno mai.
Il prezzo che paghiamo, però, è il continuare ad agire, nella nostra vita e in ogni situazione, come bambini bisognosi d’amore e di riconoscimento, seppur desiderosi di autonomia e di libertà.
Eh già: è sempre questione di amore e di libertà.
Quindi, per uscire da tutto ciò è  innanzitutto necessario renderci conto che dentro di noi esiste questo conflitto fondamentale tra controllo e libertà/amore.
Il secondo passo è riconoscere che in noi esiste una struttura che impedisce la capacità di percepirlo. Inconsapevoli della presenza e coercizione di questo conflitto, siamo dominati da quella prevaricante voce interiore che ci fa indossare maschere a seconda della situazione, stabilendo come dovremmo essere, e raramente ci permette di ascoltare la gentile voce dell’anima che invece sosterrebbe e incoraggerebbe il nostro essere naturale.
Ma di questo parleremo nel prossimo articolo.
Nel frattempo mi piacerebbe conoscere qualche tua esperienza: come re-agisci quando ti senti inadeguata, non capito, non considerata ecc.ecc.ecc.? Quali sono le tue MASCHERE preferite?
Scrivi la tua esperienza qua sotto e condividila con me.
Grazie e buona vita!

Ps: Se ti interessa approfondire, da ottobre a dicembre organizzo un laboratorio di scrittura creativa improntato proprio su questi argomenti. Riservato a solo 6 persone, per pochi così possiamo entrare bene in profondità.
Non perdere l’occasione.
Nel mio studio a Villafranca, il lunedì sera: Libertà di essere chi sono – scacco matto al giudice interiore
 http://www.counselart.it/liberta-di-essere-chi-sono/

Photo Credits: Nirman Design

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